Sono immagini difficili da guardare quelle che provengono dal lago Marine Creek, in Texas, dove l’atleta di CrossFit Lazar Dukic, 28 anni, annega a cento metri dall’arrivo della competizione senza che nessuno si renda conto della situazione.
I fatti risalgono al giorno 8 agosto 2024.
E’ un evento tragico che  ci sentiamo di dover analizzare perché la sicurezza alle gare è un elemento fondamentale e che possa servire a monito a tutti coloro che si apprestano ad organizzare o a partecipare ad una gara.
Dukic va in difficoltà negli ultimi 100 metri senza che il personale di sicurezza alla gara si accorga di niente, forse – addirittura- ostacolando un possibile intervento di soccorso come riporta la Gazzetta dello Sport  “pare che alcuni spettatori se ne siano accorti e abbiano cercato di tuffarsi, ma il regolamento non lo consentiva e un bagnino li abbia fermati. Il risultato? Dukic annega e il suo cadavere viene recuperato qualche ora dopo perché nessuno dell’organizzazione ha voluto sospendere la competizione.”
Una scelta che ha indignato e scatenato una scia di polemiche.
Sebbene si tratti di atleti al vertice del loro sport ed estremamente preparati non è immaginabile che possano affrontare un elemento insidioso come l’acqua senza un opportuno sistema di sicurezza.
Proviamo ad analizzare le immagine e a farci un’idea.

L’atleta Dukic va in difficoltà a 100 metri dall’arrivo. Ha già nuotato per 700 metri e corso 5,6 kilometri.

Gli atleti non sono dotati di strumenti di aiuto al galleggiamento come marsupi gonfiabili (Restube o Flotter).

Non è dato sapere al momento quale fosse il dispositivo di sicurezza della gara ovvero quanti lifeguard vi fossero, dove fossero dislocati e con quali mezzi.

Analizzando le immagini sono visibili due sup di scorta posti in modo parallelo quasi ad accompagnare i primi atleti all’arrivo.

Non sono visibili altri sup di supporto e vi è una lunga colonna di atleti alle spalle dei primi. Ciò rende ancora più inspiegabile la posizione dei due sup in cima alla colonna posti oltretutto in modo parallelo andando così a ridurre ulteriormente il loro campo visivo ed il raggio d’azione.

All’arrivo non è visibile personale di soccorso sulla piattaforma in prossimità dell’arrivo ma soltanto fotografi concentrati sui loro scatti senza una visione di insieme e una preparazione tecnica per individuare i principi di un annegamento o un atleta in difficoltà.

La tragedia si sarebbe potuta evitare con la presenza di uno spotter (osservatore) posizionato a riva collegato via radio con gli operatori sul rescue sup.

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