L’atleta Dukic va in difficoltà a 100 metri dall’arrivo. Ha già nuotato per 700 metri e corso 5,6 kilometri.
Gli atleti non sono dotati di strumenti di aiuto al galleggiamento come marsupi gonfiabili (Restube o Flotter).
Non è dato sapere al momento quale fosse il dispositivo di sicurezza della gara ovvero quanti lifeguard vi fossero, dove fossero dislocati e con quali mezzi.
Analizzando le immagini sono visibili due sup di scorta posti in modo parallelo quasi ad accompagnare i primi atleti all’arrivo.
Non sono visibili altri sup di supporto e vi è una lunga colonna di atleti alle spalle dei primi. Ciò rende ancora più inspiegabile la posizione dei due sup in cima alla colonna posti oltretutto in modo parallelo andando così a ridurre ulteriormente il loro campo visivo ed il raggio d’azione.
All’arrivo non è visibile personale di soccorso sulla piattaforma in prossimità dell’arrivo ma soltanto fotografi concentrati sui loro scatti senza una visione di insieme e una preparazione tecnica per individuare i principi di un annegamento o un atleta in difficoltà.
La tragedia si sarebbe potuta evitare con la presenza di uno spotter (osservatore) posizionato a riva collegato via radio con gli operatori sul rescue sup.